1. Considerare la dipendenza come una malattia e il comportamento inspiegabile della persona dipendente come conseguenza della malattia.

  2. Non assumere il ruolo di un medico o di un terapeuta. Rimanere collega, esprimere le proprie preoccupazioni sul comportamento. Parlare con  la persona e non della persona.

  3. Offrire il proprio aiuto, stabilire il contatto con i consultori interni o esterni. Dare del materiale informativo alla persona e rimanere in dialogo con lei.

  4. Dimostrare la propria offerta d’aiuto indicando che la sicurezza sul posto di lavoro è più importante che il nascondere lo stato di ebbrezza.

  5. Non cercare di risolvere la dipendenza di un collega da solo. Concordare la procedura tra dirigenti.

  6. Porre dei limiti, non lasciarsi minacciare, rimanere fedele a sé stesso e fare quello che si ritiene giusto.

  7. Non cercare di cambiare la persona dipendente con la propria volontà e non perseguitarla con il proprio aiuto affinché possa finalmente liberarsi del suo problema. Solo la persona dipendente può decidere di fare qualcosa nei confronti del proprio problema (motivazione al cambiamento).

  8. Rimanere sempre disponibile al colloquio, ma evitare di assumere il ruolo di complice (codipendenza).

  9. Rimanere sempre coerente: rispettare gli accordi che si sono presi con il collega dipendente.

  10. “Coprire e nascondere” peggiora il problema, come pure decidere per lui.

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